PERCHE' LO FACCIAMO? IL TEST di ROMBERG. Gemma C Morabito, MD - Editor in-chief MedEmIt - PS di Roma

 
L’atassia e i disturbi dell’equilibrio possono essere sintomi di molte malattie e condizioni patologiche. Cause comuni di atassia acuta sono condizioni sistemiche (es. intossicazione alcolica, sedativi ipnotici, antiepilettici, intossicazione da metalli pesanti), disturbi metabolici (es. iponatremia), patologie che interessano soprattutto il sistema nervoso centrale (lesioni del cervelletto, della corteccia , sottocorticali come infarto talamico o Parkinson, del midollo spinale) o periferico (neuropatia, patologia vestibolare).
 
L’atassia può essere inquadrata inizialmente dividendola in due principali categorie.
 
 

Atassia Motoria

 
Viene anche detta “cerebellare”. E' caratterizzata solitamente da disordini del cervelletto. I recettori sensoriali e le vie afferenti sono intatti, ma l’integrazione della informazione propriocettiva è lesa. Il coinvolgimento della parte laterale del cervelletto (uno degli emisferi) può portare ad una atassia motoria dell’arto monolaterale. Lesioni che colpiscono la parte centrale, invece, causano spesso problemi del coordinamento assiale muscolare, che si traducono nella difficoltà di mantenere una postura stabile in piedi o seduto. Anche piccole lesioni ischemiche o emorragiche talamiche possono produrre un quadro clinico che mima un disturbo atassico motorio cerebellare, e così pure lesioni interessanti il lobo frontale.
 
 

Atassia Sensoriale

 
In questo caso c’è un difetto della trasmissione propriocettiva o delle informazioni di posiziona al sistema nervoso centrale. Questo può derivare da disordini che colpiscono il sistema nervoso periferico, il midollo spinale o i tratti afferenti cerebellari. L’esecuzione di attività motoria coordinata è difficoltosa, anche se il sistema motorio e il cervelletto sono intatti. L’atassia sensitiva può essere compensata in parte con le informazioni visive. Il test di Romberg può essere usato per distinguere l’atassia motoria da quella sensitiva.
 
 

Il Test di Romberg

 
Il test di Romberg è stato descritto per la prima volta all’inizio del 1800, nell’ambito dell’esame clinico di un paziente con tabe dorsale.
 
 

Tecnica

 
Si invita il paziente ad unire i piedi, mantenere gli arti superiori lungo il corpo con gli occhi aperti. Si chiede quindi di chiudere gli occhi. Il segno è considerato positivo se c’è una significativa assenza di equilibrio ad occhi chiusi o lo squilibrio peggiora notevolmente ad occhi chiusi nei soggetti con disequilibrio già ad occhi aperti (attenzione! tutti i soggetti normali hanno una certa tendenza ad oscillare con gli occhi chiusi).
 

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I giovani adulti dovrebbero essere in grado di mantenere la posizione per circa 30 secondi, e questo periodo di tempo si accorcia con l’età (si dovrebbe comunque arrivare ad almeno 6 secondi). La positività del segno indica un disturbo vestibolare o propriocettivo, oppure un problema dei tratti spinali (le colonne posteriori) che portano l’informazione propriocettiva (ovvero la posizione nello spazio, il movimento delle articolazioni e la sensazione pressoria) al cervello.
 
Nella diagnosi differenziale vanno anche considerate patologie come la sclerosi multipla, l’anemia perniciosa, deficit vitamina B12. L’isteria e la simulazione sono importanti cause di falsa positività. In questi pazienti si può “annullare” il segno chiedendo si eseguire altre manovre (es. fate concentrare il paziente chiedendogli di toccare con il pollice le punte delle altre dita della mano mentre lo fate stare in piedi con gli occhi chiusi). Oltre a chiudere gli occhi, la manovra può essere eseguita con altre tecniche, come seguire con gli occhi il dito dell’esaminatore mosso da questo rapidamente nello spazio, o altre tecniche tutte volte a migliorare la sensibilità del test di Romberg.
 

Gemma C Morabito, Editor in-chief MedEmIt - Dirigente medico UOC Medicina d'urgenza e Pronto Soccorso sant'Andrea di Roma. FONTI:  1) Tintinalli Ataxia and Gait disturbances. Chapter 230. 2) Lanska and Goetz. Romberg’s sign: Development, adoption, and adaptation in the 19th century. Neurology.2000; 55: 1201-120