LA SCOPERTA DELL'ACQUA CALDA - Gemma C Morabito, MD - Pronto Soccorso sant'Andrea di Roma
Non è vero, come dicono molti chirurghi e anche alcuni di noi, che il dolore dell’anestesia è peggiore di quello della sutura. Nel Terzo Millennio, purtroppo, ancora si sente dire questa “balla” colossale in molti Pronto Soccorso. I motivi sono in parte misteriosi.
Quel che è vero, però, è che l’anestetico locale può dare di per se del dolore. Che comunque, lo ripeto!, è inferiore a quello di sentirsi trapassare un ago da parte a parte mentre il medico riapara una lacerazione cutanea.
Esistono diverse strategie usate per ridurre il dolore da infiltrazione di anestetico, tra le quali la lentezza della infiltrazione, l’aggiunta di bicarbonato per aumentare il pH e l’impiego di anestetici nei quali non c’è l’adrenalina. Nel 1967, un tale Boggia descrisse per primo questo trucchetto. Scaldando l’anestetico, il dolore dell’infiltrazione si riduceva. Il motivo ancora non è chiaro; forse dipende dal fatto che le soluzioni fredde stimolano maggiormente i nocicettori, rispetto a quelle più calde, oppure perché la soluzione riscaldata facilita il passaggio attraverso le membrane cellulari rendendo l’effetto più rapido.
Sia come sia, io è da tempo che lo faccio sempre. Nel mio Ospedale, ho trovato la soluzione di mettere la fiala sottosopra e lasciarla qualche minuto sotto il rubinetto dove scorre l’acqua calda. Altra possibilità, è quella di mettere la fiala in un bicchiere con acqua molto calda e lasciarla lì alcuni minuti.

Erano già tanti gli articoli su questa procedura, ma ora si accumula maggiore evidenza con una recentissima review sistematica, pubblicata sugli Annals of emergency medicine in questi giorni. La Systematic review dimostra che l’anestetico riscaldato è meno doloroso rispetto a quello iniettato a temperatura ambiente. La riduzione del dolore è di entità statisticamente significativa, e indipendente da altre iniziative (come, ad esempio, l’aggiunta di bicarbonato). In riferimento all’eventuale alterazione del soluto, c’è da dire che il riscaldamento non è un problema con la lidocaina e l’epinefrina, che possono essere scaldate ripetutamente senza alcuna degradazione. Il liquido deve essere portato a 37° C.
Meditate gente, meditate!!!
REFERENCES: Mary-Ellen Hogan et al. Systematic Review and Meta-analysis of the Effect of Warming Local Anesthetics on Injection Pain. Ann Emerg Med. 2011; article in press
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